Ciao e benvenuti in Nota Bene!
Qui proviamo ad unire i puntini, a collegare tutti quei fenomeni digitali e social che ci sembrano randomici, volatili, un inutile grande caos.
Spoiler: in realtà non lo sono quasi mai.
Perché? Beh, questa è una bella domanda. Per me l’obiettivo è quello di cercare di capire cosa ci raccontano del mondo digitale - e reale.
Il vostro, spero, me lo direte voi.
Fino a due giorni fa tutti facevano podcast (me compresa), e oggi tutti hanno - o vogliono avere - una newsletter (me compresa).
Questo vuol dire che siamo completamente in balia dei trend? Sicuramente sì.
Ma forse questi due fenomeni - diversi ma figli della stessa logica - ci stanno dicendo una cosa chiara: è iniziata una nuova era dei contenuti digitali.
Io, fino ad ora, non avevo ancora messo a fuoco questo messaggio.
Poi, qualche giorno fa, scrollando TikTok (luogo digitale meraviglioso e fonte inesauribile di spunti di riflessione e conoscenza - ma di questo parleremo un altro giorno), ho visto un video che mi ha fatto unire tutti i puntini.
Partiamo da ciò che ci dice Alexa Philips:
Ma facciamo un passo indietro: vi ricordate quando sono nati gli influencer?
Erano figure completamente aspirazionali che non necessariamente ci raccontavano qualcosa, né tantomeno ci insegnavano qualcosa.
Il valore che portavano era mostrare una vita aspirazionale e incredibilmente estetica - un buco nella serratura da cui sbirciare lusso, viaggi, bellezza e tutto ciò che ci sembrava lontano anni luce.
Questo articolo di Forbes del 2018 fotografa perfettamente quell’epoca e quel modo di “stare” online e l’inizio del cambiamento → From Aspirational To Off The Cuff: Instagram’s Evolving Aesthetics
Oggi però non è il giorno in cui ripercorreremo la storia dell’evoluzione dei social, quindi per farvela breve: le cose sono cambiate.
Agli influencer si sono accostati i content creator (e sì, c’è una differenza tra le due categorie, se volete approfondirla vi lascio un articolo che lo spiega molto bene), ad Instagram si è aggiunto TikTok e il pubblico ha iniziato sempre più a ricercare informazioni, know-how, valore nei contenuti - e sempre meno aspirazione.
Questo non vuol dire che tutti sono diventati “insegnanti” di qualcosa (menomale), ma che - ognuno nella propria nicchia - ha come obiettivo quello di condividere informazioni, approfondimenti, spunti di riflessione, commenti a e su qualcosa.
Non vogliamo più guardare le persone online: vogliamo sentire cosa hanno da dire, qual è la loro opinione su qualcosa o qualcuno, o cosa hanno da insegnarci.
Se ci pensate - lo giuro, smetto di aprire parentesi - non è nemmeno un caso che proprio nell’ultimo periodo siano aumentate così tanto le shitstorm nei confronti dei creator.
Se infatti si è chiamati ad esporsi su temi - dal commento alla serie tv virale a qualsiasi altra cosa - è facile, anzi facilissimo, inciampare.
Dire qualcosa che non si dovrebbe dire, perché, per la prima volta, si dice qualcosa.
Siamo nell’epoca in cui dire qualcosa di controverso è meglio che non dire nulla, ma allo stesso tempo è la cosa più pericolosa che un creator possa fare.
La nuova era dei social quindi è quella dei creator “parlanti” - potremmo chiamarli così - e in questo contesto è perfettamente logico l’innestarsi dei podcast, la loro diffusione e il loro successo.
Tutti vogliono fare podcast perché tutti vogliono dire la loro, vogliono essere “parlanti” e non solo immagini in movimento. Vogliono provare a creare valore.
E voi potreste dire: ok, ma non ci potevamo fermare ai podcast?
Ora ci toccano anche le newsletter?
Perché c’è stato bisogno di questa evoluzione “scritta”?
Per tanti motivi, secondo me.
Se volete una panoramica sullo stato delle newsletter in Italia il report di Antonio Bellu, nella sua newsletter LetMeTellIt, riporta uno spaccato molto interessante.
Ma torniamo a noi e riprendiamo quello che diceva il nostro video reference all’inizio:
“La nuova era della content creation è il giornalismo imprenditoriale.”
E i giornalisti che fanno? Scrivono.
Le newsletter sono potenzialmente uno strumento di approfondimento maggiore rispetto a un podcast - è più facile citare le fonti, fare collegamenti ipertestuali, rimandare ad altri articoli, ecc.
Nell’era in cui la “cultura” - intesa in senso ampio - è il nuovo focus dei contenuti digitali, era ovvio che sarebbe esplosa una piattaforma come Substack, che ha come focus proprio l’approfondimento dei temi e come mission quella di far esprimere opinioni a chi ci scrive dentro.
Altri due elementi che però non possiamo non citare quando parliamo della “moda” delle newsletter sono: la produzione di contenuti per un canale proprietario e la monetizzazione diretta.
Iniziamo dal principio: cosa ha accomunato tutti gli influencer e i content creator fino a questo momento?
Il fatto di pubblicare i propri contenuti su piattaforme di cui non erano proprietari, e su cui non avevano potere decisionale.
Costruivano community che potenzialmente sarebbero potute essere spazzate via dal nostro amico Mark se, un giorno, si fosse alzato e avesse detto: “Beh, oggi chiudiamo Instagram.”
L’esigenza di uscire dalle piattaforme ed iniziare a condividere su canali proprietari potrebbe non sembrare così centrale ma, fidatevi, lo è.
E qui Substack e le newsletter arrivano in soccorso: il creator è realmente in “possesso” di quella community e nessuno gliela può togliere.
Le persone hanno condiviso con lui (o con lei) il proprio indirizzo email, quindi se un giorno Substack chiude, ci si vede semplicemente da un’altra parte (magari su un sito proprietario).
Punto secondo: con le newsletter le persone ti pagano direttamente per poter usufruire dei contenuti che tu crei per loro (chiaramente questo avviene se la newsletter è a pagamento).
E perché questo è perfettamente coerente con tutto quello che ci siamo detti finora?
Perché se siamo passati dall’era dell’apparire all’era del dire, è sempre più importante farsi pagare per quello che si dice che per quello che si mostra.
Quindi il focus non è più l’integrazione commerciale del prodotto nel contenuto visivo, estetico e aspirazionale, ma il pagamento del contenuto stesso.
L’obiettivo non è più creare contenuti tanto belli da attirare i brand che desidereranno esserci dentro, ma creare contenuti tanto interessanti che l’utente stesso vorrà pagare per leggerli e/o fruirli.
Lo so, è una vera e propria rivoluzione.
Quindi sì, ora anche io ho una newsletter.
Non perché dovessi, ma perché standoci dentro si capisce - e si parla - meglio delle rivoluzioni digitali.
E noi siamo qui per questo, no?
N.B.
Molte delle cose che leggerete da ora in poi deriveranno dal mio unire i puntini così, di botto, senza senso, ad un certo punto.
Quindi abituiamoci subito a questo mio strano modo di elaborare le informazioni, e ditemi se me la sono cavata con questo post di debutto (siate gentili!).
Se ti è piaciuto questo primo articolo, iscriviti alla newsletter, condividilo o lascia un commento! voglio sapere cosa ne pensate anche voi della nuova era dei contenuti digitali.







Ciao Ali! 🌷 Benvenuta su Substack e complimenti per questo primo articolo. ❤️ Ti aspettavo qui: ti seguo da tanto tempo sui social e ho sempre pensato che questo spazio fosse perfetto per te..per il tuo modo di comunicare, per la profondità con cui tratti certi temi e per la delicatezza con cui sai parlare di tutto. Sarà un vero piacere leggerti ❤️
Ho trovato questa tua prima newsletter davvero interessante, anche perché è evidente come, negli ultimi tempi, quest’app si stia silenziosamente facendo strada. Ha tutte le potenzialità per diventare il nuovo social, quello capace di creare un legame reale e di non perdere fascino dopo tre giorni.
A questo proposito, mi viene in mente Threads, l’anno scorso: all’inizio sembrava potesse diventare l’app dell’anno (o almeno, a me sembrava così) ma dopo pochissimo i non creator si erano già stancati. Substack, invece, mi sembra diverso..più autentico, più duraturo.
L’unico dubbio che ho riguarda il futuro: per ora è ancora un ambiente di nicchia, intimo, ma cosa succederà quando arriveranno sempre più persone? Arriveranno anche qui le adv invadenti? Finché si tratta di monetizzare con le newsletter ci sta, ma se un giorno anche questo spazio dovesse trasformarsi in una “vetrina di marchette”… ammetto che l’idea mi spaventa un po’. 🥺
Ciao Ali 🩷 complimenti articolo super ! Ma non avevo dubbi !! 🥹🩷
Se pensiamo al passato dei contenuti digitali, di certo non ci saremmo mai immaginati tutti questi progressi. È affascinante pensare a come le persone e la loro comunicazione cambi col tempo.
È bello leggere i tuoi contenuti qui. Trovo che sia una lettera digitale, unisce la comunicazione tramite giornali di una volta e quella di ora per quanto riguarda o social. 🩷
Aspetto il prossimo giovedì con ansia 🥰